"Fai il meglio che puoi, con quello che hai." Riflessioni dopo una passeggiata nella natura urbana.


Quante volte, camminando per strada, incrociamo piantine cresciute in posti improponibili?

Spesso andiamo troppo di corsa per prestare attenzione, ma basta rallentare un attimo il nostro passo per vedere piantine di tarassaco spuntare tra le crepe dell'asfalto, oppure erbette sconosciute crescere tra le fenditure dei muri... Una volta ho perfino visto una kalanchoe crescere (e fiorire) beatamente tra le tegole di un tetto, abbandonata a se stessa, senza terra, ma con tanta voglia di vivere!

Questa mattina, in giardino, lo sguardo mi è caduto su questa asteracea, che spunta orgogliosa tra i mattoni del sentiero, incoronata dalla pioggia del mattino... Per amor d'ordine avrei dovuto estirparla, cercando di fare meno danni possibili alle radici e ricollocarla in una posizione più consona, sperando nella sua versatilità per affrontare il trasloco forzato. Sinceramente, non ci sono riuscita: bisogna esser forti per crescere senza niente.

Almeno per come siamo abituati a pensare la vita noi, esseri umani.

Le piante, invece, anche questa volta, ci fanno da maestre e dell'arte di arrangiarsi, loro, ne fanno uno stile di vita.

Hai mai sentito una pianta lamentarsi per dove si trova? Nel momento in cui il suo seme trova delle condizioni appena decenti per germogliare, inizia nascere, a crescere, stiracchiarsi, metter fuori foglie, crescere ancora e... fiorire.

Non trascorre la sua esistenza a piangersi addosso, a pensare a quanto è stata sfortunata per trovarsi proprio tra le aride tegole di un tetto: analizza la situazione, ottimizza le energie e concentra tutti i suoi sforzi per crescere e fiorire. Lì dove si trova, esattamente con quello che ha a disposizione: fa il suo meglio, con quello che trova.

Sono bastati due minuti di riflessione per rendermi conto di quanto quella piantina tra i mattoni fosse più sicura e coraggiosa di me.

Non so se capita anche a te, ma spesso mi capita di tergiversare sulle cose che vorrei fare.

Rimando con scuse varie: mi manca questo strumento, mi manca quest'altro, avrei bisogno di questo attrezzo, ma non posso permettermelo...

Le scuse che riesco a trovare sono davvero tante.

Certo, sicuramente con quello strumento potrei svolgere il compito più facilmente; oppure potrei trovare l'ennesima scusa subito dopo, e rimandare ancora. L'unica cosa che resta, alla fine, è il senso di frustrazione.

La piantina tra i mattoni, invece, non bada a queste "piccolezze": lei non può spostarsi e cambiare l'ambiente circostante. Magari vorrebbe, ma non può. Ne prende atto, si adegua, e porta a termine il suo compito, senza porsi troppe domande.

La frustrazione, forse, la nostra piantina, non sa neanche che cos'è.

"Fare del proprio meglio, con quello che si ha a disposizione." Né più, né meno. Detta così sembra semplice, ma nella vita di tutti i giorni di sicuro non è così.

E' molto più facile concentrarci sulle nostre "mancanze", utilizzandole come una lamentosa cantilena di scuse e giustificazioni, piuttosto che focalizzarci su quello che abbiamo e, semplicemente, fare del nostro meglio, anche lentamente, anche a piccoli passi.

Di sicuro, d'ora in avanti, quando inizierò a fregare me stessa con scuse di questo tipo, mi tornerà in mente questa piantina, la sua bellezza ed il suo indomito coraggio. Per essere quello che è, come è, con quello che ha.

"Fai del tuo meglio, con quello che hai". Ho ripreso in mano il mio sgangherato rastrello e ho ricominciato il mio lavoro. Lei è rimasta lì: non me la sono proprio sentita di costringerla ad un trasloco forzato.








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