Come (non) uccidere le piante grasse. Qualche riflessione tra le spine.

Te lo dico sinceramente: per anni mi sono chiesta cosa spingesse una persona sana di mente a tenere "cose" spesso molto spinose in casa o sul balcone.

Magari richiedono poca manutenzione (cosa che poi non è così vera), ma ogni volta che devi avvicinarti o prendertene cura rischi di farti male, non ci sono guanti di pelle che tengano...


Ammiravo le loro forme bizzarre, il loro modo di adattarsi alle condizioni avverse, ma le consideravo piante statiche e anche un po' noiose, a dire il vero.

Noiose, ma in grado di trasformare in un secondo il momento di pace del giardinaggio in un film horror.

Spine sottili come peli, pronte ad attaccarti appena le guardi; spine grosse ed acuminate, che pensi di poter evitare, ma che riescono immancabilmente a forarti un dito; piccoli aculei ricurvi, che spuntano dal bordo delle spesse foglie...

La natura, con loro, si è davvero sbizzarrita, questo è sicuro.


Dalla serra - Come si fa a resistere?!?



La mia convivenza è partita con uno spinoso Gymnocalycium, riposi in pace.

Ad ucciderlo non fu la cocciniglia (anche se era pieno), ma la mia dose di acqua, evidentemente eccessiva: sembrava normale e poi, tutto ad un tratto, marcio e anche un po' puzzolente.

Medaglia d'onore anche allo sconosciuto cactus Dimenticato: sopravvissuto indenne (ma un po' raggrinzito) a quasi 2 anni senza aver visto una goccia d'acqua, ho pensato bene di affogarlo tutto in una volta, riposi in pace anche lui...


Ormai era diventata una sfida e, nei primi anni, ho quasi vinto il triste titolo di "Cactus Serial Killer". Un po' frustrante, devo ammetterlo.


La prima sfida, spesso, era riuscire a capire quale fosse la pianta che avevo in mano: la scarsità di etichette e l'apparente somiglianza di molte, rendevano l'enigma davvero difficoltoso.

Se riuscivo a superare l'ostacolo, poi, altro che noia!


Rinvasi difficoltosi per riuscire a sistemarle in un buon terriccio con il giusto mix, cercare luce uniforme per farle crescere bene (abbastanza difficile in un appartamento come il mio) e, soprattutto, capire come e quanto innaffiarle senza ucciderle.

Una sfida decisamente intrigante, devo ammetterlo.


Quello che è iniziato con un gioco di testardaggine, si è rivelato molto di più.


Osservando minuziosamente le loro forme, cercando di notare se stavano comparendo delle rughette, ho imparato che diventiamo molto più fragili quando riceviamo "troppo".

Che possiamo adattarci alle difficoltà, ma che le spine ci proteggeranno fino ad un certo punto.

Che possiamo dar fondo a tutte le nostre riserve di forze, ma che per fiorire serve ristorarsi e recuperare.

Che possono volerci anni, prima di vedere un fiore e veder ripagate le proprie fatiche ed i propri dolori.

Ho imparato che vedere quel fiore sbocciare dona una felicità immensa, ma effimera e di breve durata: bisogna stare attenti e vigili, quasi appostati, per vederlo aprirsi e godere della sua bellezza, che, a volte, dura neanche 24 ore.


C è sempre da imparare - Il conto dei boccioli dell'Echinopsis della "Dona", la mia mentore delle grassocce e i miei dignitosi 3 (uno è piccolo e indietro ma c'è!).


Ho imparato che generalizzare è sempre sbagliato, ancor di più se si parla di piante "grasse": una definizione che vuol dir tutto e vuol dire niente.


Alcune vivono nei deserti, altre nelle zone tropicali e sub tropicali, altre ancora in montagna... Come si fa a generalizzare con habitat ed abitudini così differenti?


Sapere quale specie sono e definire la loro zona di origine è fondamentale per dare ad ognuna le giuste cure: c'è quella he sopporta grandi escursioni termiche, o quella, invece, abituata alla regolarità della stagione delle piogge.

Bisogna scandire bene il tempo, con loro: il tempo e le stagioni.


Primavera ed estate, soprattutto, sono le stagioni di ripresa, di crescita e di sviluppo: irrigazioni regolari e concime specifico sono necessari per poter garantire loro tutti gli elementi nutritivi che servono per questa fase, che richiede l'uso di molte energie.

In autunno ed in inverno, invece, le piante vanno gradatamente a riposo; piano piano bisogna dilatare l'apporto idrico nel tempo, ridurre le quantità di acqua e sospendere il concime.


L'irrigazione è sicuramente la fase che richiede più attenzione.

Evita i ristagni idrici molto accuratamente e cerca di innaffiarla senza accumulare acqua in superficie. Per farlo, non utilizzare il solito innaffiatoio, ma preferisci l'uso di nebulizzatori o di spruzzatori a goccia.

Personalmente le annaffio per immersione: riempio una piccola bacinella con un po' di acqua a temperatura ambiente (meno di metà bacinella come livello) e immergo i miei vasetti per una ventina di minuti, fino a quando il terriccio non risulta uniformemente umido, ma non saturo.

Torno poi ad innaffiare a terriccio asciutto che, con questi giorni così caldi, vuol dire ogni 3/4 giorni.


Se le sistemi fuori casa, il grosso del problema sarà far affrontare loro le rigide temperature invernali. Un conto è l'escursione termica, un altro sono le gelate di marzo o le piogge eccessive che provocano ristagni...

Assicurati, quindi, di avere un posto dove sistemarle al riparo dal freddo (una zona all'interno di casa, una serra fredda).


Se decidi, invece, di avere alcune piante grasse all'interno della tua casa, il problema maggiore sarà garantire loro la giusta distribuzione di luce, in modo da evitare il fenomeno della filatura della pianta (quando la pianta si allunga in maniera accentuata verso la luce, formando tessuti deboli e stretti, di colore verde chiaro).

Cerca di ricordarti di girare ogni due settimane la tua pianta per farla crescere e distribuire uniformemente, e, se la luminosità della stanza è comunque troppo bassa, utilizza delle luci per aiutarle nello sviluppo.


Sono compagne di vita spinose e difficili a volte, ma sono anche molto utili e ti ripagheranno producendo molto ossigeno, oltre che con bei fiori!


A presto

Simona